Risposte alle domande dei pazienti per il convegno "Il mal di schiena"

domanda

Al convegno, gratuito e aperto a tutti, “Il Mal di Schiena” (di cui trovate i dettagli qui http://www.aispaitalia.it/convegno-il-mal-di-schiena-24-gennaio-2015-firenze/) per la prima volta ha aperto i lavori un paziente “con il mal di schiena”:

si tratta del segretario di AISpA Gabriele Poggioli che ci ha illustrato come è venuto a conoscenza della sua patologia e raccontato quanto sia stato pesante il suo percorso, non avendo avuto una diagnosi precoce!

Pubblichiamo qui alcune domande pervenute e le relative risposte da parte di alcuni dei relatori presenti al convegno del 24 gennaio:

  • “Io ho la sclerosi sistemica! Volevo sapere il perché del mal di schiena e perché ho gli stessi sintomi dell’artrite.”  T. F. da Taranto

Il mal di schiena può essere causato da altre cause molto frequenti in tutta la popolazione (occorrerebbe sapere qualche dato sulla sua situazione) oppure da disturbi posturali secondari ad alterazioni sclerodermiche (es. l’artrite che lei cita, soprattutto se fosse presente alle articolazioni degli arti inferiori). L’artrite invece è un sintomo che fa parte della sintomatologia della sclerosi sistemica e che richiede cure adeguate.

Con l’interessamento di AISpA da: Dott.ssa Susanna Maddali Bongi, Ricercatore in Reumatologia – Università degli Studi di Firenze  – www.susannamaddalibongi.com

  • “Esiste una correlazione tra mal di schiena e A.R. sieronegativa?”  F. F.

No, se si tratta di AR; il mal di schiena può essere causato da altre cause molto frequenti in tutta la popolazione oppure da disturbi posturali secondari alle articolazioni compromesse dalla malattia (soprattutto degli arti inferiori). Se invece di AR sieronegativa si trattasse di una poliartrite sieronegativa (o spondiloartrite sieronegativa), allora il mal di schiena sarebbe il sintomo predominante.

Con l’interessamento di AISpA da: Dott.ssa Susanna Maddali Bongi, Ricercatore in Reumatologia – Università degli Studi di Firenze  – www.susannamaddalibongi.com

  • “Nella spondilite e nella fibromialgia, per quale ragione alcuni reumatologi consigliano la fisioterapia e altri sono totalmente contrari?” V. C. C. C.

Sicuramente non conosco le motivazioni dei colleghi. Posso però dirle che mentre il malato spondilitico deve sempre fare la riabilitazione e, come ho detto, anche se è meglio che si affidi a fisioterapisti esperti, tuttavia qualsiasi esercizio terapeutico è utile (anche se meno degli esercizi studiati appositamente per evitare le deformità della malattia), il paziente fibromialgico spesso peggiora se fa attività fisica a causa dell’intenso dolore muscolare e della rigidità. Per il malato fibromialgico la riabilitazione è l’unica strada (a mio parere) per curarsi, ma deve essere scelta una metodica che gli faccia recuperare la corretta percezione del corpo, che in genere ha perduto. Solo con questo percorso specifico (es. il metodo Resseguier) regrediscono non solo il dolore, ma anche tutte le alterazioni ad esso collegate (disturbi del sonno, stanchezza, rigidità, parestesie, ecc.).

Con l’interessamento di AISpA da: Dott.ssa Susanna Maddali Bongi, Ricercatore in Reumatologia – Università degli Studi di Firenze  – www.susannamaddalibongi.com

  • “Nella domanda è presente il mal di schiena (zona cervicale) ma anche altri sintomi di cui vorrei sapere se vi è una ipotetica relazione: da circa 1 mese si sono acuiti i dolori nella parte cervicale della spina dorsale, e quasi contemporaneamente ho iniziato a essere soggetta a sbalzi di pressione ed episodi di tachicardia, tanto da recarmi prima al Pronto Soccorso ospedaliero, poi da un cardiologo da cui ho fatto i principali esami medici, compreso i monitoraggi sia con l’holter cadiaco che con l’holter pressorio, di cui sono in attesa del responso.
    Pertanto chiedo se il dolore al tratto cervicale, inteso come effetto della mia spondilite anchilosante, possa essere in relazione con i sintomi su esposti.” A. S. 

Non conoscendo la sua situazione, posso solo dirle che il dolore cervicale fa parte dell’evoluzione della spondilite anchilosante. Potrebbe anche essere un dolore muscolare dovuto alle alterazioni posturali provocate dalla compromissione delle altre zone del rachide, ma in genere, anche in tal caso, la contrattura muscolare riflette alterazioni in atto a livello del rachide, causate dalla malattia. Quindi indaghi bene il tratto cervicale per vedere se vi sono nuove lesioni.
Per quanto riguarda la tachicardia, potrebbe essere in collegamento solo nel caso che lei avesse una riacutizzazione della malattia (vedi VES e PCR) ed iniziasse una compromissione cardiaca (evento peraltro raro e semmai legato ad aortite). Ritengo più probabile che siano 2 fatti scollegati tra loro.

Con l’interessamento di AISpA da: Dott.ssa Susanna Maddali Bongi, Ricercatore in Reumatologia – Università degli Studi di Firenze  – www.susannamaddalibongi.com

  • “Fino a che punto una corretta alimentazione può influire su persone colpite da malattie reumatiche come artrite reumatoide, spondilite, psoriasi e morbo di bechet? E quali sono gli integratori da affiancare alla terapia di fondo e con quali dosaggi?” V. C. C. C.

La sana e corretta alimentazione riveste un ruolo sempre più importante al giorno d’oggi, anche in relazione alle malattie articolari. Alcuni studi dimostrano che un’alimentazione priva di latte e derivati (l’apporto di calcio viene comunque favorito da verdura e frutta secca, o con l’integrazione di acque calcificate), associata ad acidi grassi omega tre di origine naturale (pesce azzurro, semi di lino macinati, soia) possono portare ad una riduzione del dolore percepito, in particolar modo se il regime alimentare è accompagnato ad una regolare attività fisica, e si favorisce la perdita di peso. Vi sono anche evidenze che un’alimentazione priva di glutine (quindi a base di riso, grano saraceno e mais come fonte di carboidrati) riduca la sintomatologia dolorosa in pazienti con fibromialgia. Utile risulta anche l’assunzione di probiotici, cioè fermenti lattici, per il riequilibrio della flora batterica intestinale (assumerli una volta al giorno a stomaco vuoto, preferibilmente al mattino). La risposta alle modifiche dietetiche è soggettiva, ed è tanto più rapida quanto più si hanno benefici in termini di riduzione del peso (poiché diminuisce lo stato infiammatorio generale). Concludendo, si può affermare che un corretto stile di vita, inteso come mantenimento del peso corporeo con un’alimentazione priva di eccessi (sale, grassi saturi, zuccheri) e attività fisica costante, comporta benefici globali sullo stato di salute generale.

Con l’interessamento di AISpA da: Prof. Giulio Marchesini, Professore di Scienze Tecniche Dietetiche-Università di Bologna, Direttore Scuola di Specializzazione in Scienza dell’Alimentazione, SSD di Malattie del Metabolismo e Dietetica Clinica-Policlinico S. Orsola Bologna. http://www.aosp.bo.it/content/curriculum?M=3509

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