La valutazione del malato affetto da Spondilite Anchilosante

di Susanna Maddali Bongi

Prima di instaurare il trattamento farmacologico e soprattutto quello riabilitativo al malato affetto da spondilite anchilosante (SA), è opportuno che il reumatologo e il fisioterapista effettuino un’accurata valutazione clinica e strumentale dell’apparato muscolo-scheletrico, utile sia per la scelta degli approcci terapeutici, sia per il monitoraggio del decorso della malattia. In particolare, la valutazione del dolore e della motilità del rachide, oltre che dell’espansibilità toracica, guida continuamente il reumatologo e il fisioterapista alla scelta della metodica riabilitativa più efficace per ottenere il miglior recupero funzionale.

Il reumatologo, inoltre, definisce la presenza e la gravità delle altre manifestazioni della malattia (impegno cardiovascolare, funzionalità respiratoria, osteoporosi) e delle eventuali patologie concomitanti che possono influenzare i percorsi terapeutici intrapresi. Di basilare importanza anche la valutazione dello stato psichico e delle condizioni generali del paziente. Sulla base dei dati raccolti e delle osservazioni fatte, il reumatologo prescrive il trattamento farmacologico e concorda con l’equipe riabilitativa il progetto fisioterapico più idoneo al malato.

Valutazione clinica dell’apparato muscolo-scheletrico

La valutazione clinica dell’apparato muscolo-scheletrico viene effettuata a livello distrettuale e globale.

  1. Valutazione clinica distrettuale

La valutazione clinica distrettuale comprende la valutazione del dolore, delle alterazioni posturali dovute alle deformità del rachide, della motilità dei segmenti del rachide e del rachide in toto, della motilità delle articolazioni periferiche, del coinvolgimento delle entesi e dell’espansibilità toracica. La tabella 1 mostra gli strumenti clinici più comunemente utilizzati nella pratica clinica.

Continua a leggere sfogliando il documento qui sotto.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail